torsdag 7 oktober 2010

Svedesi 2

Tanti giorni fa, almeno mi sembrano tanti, ho scritto che ci sono due cose molto importanti per gli svedesi, ma ho solo nominato la prima - di essere 100% informati su tutto.

L'altra cosa molto forte negli svedesi è che tutto deve essere "rättvist", giusto, tutti devono avere gli stessi diritti.

So che molti non-svedesi pensano che gli svedesi siano falsi, che parlano solo, ma che non dicono quello che pensano veramente. In un modo può essere così, ma spesso ha a che fare con questo forte senso di giustizia, dei diritti di tutti. Se uno svedese pensa in un modo che non è in linea con quello giusto, sa che è sbagliato e fa guerra con se stesso per "migliorare" e imparare a pensare in un altro modo. Cerca di non accettare questi sentimenti "sbagliati" e cerca di non esprimerli. Forse vuol dire essere falso, ma io non la vedo così.

In un altro post abbiamo discusso se gli svedesi sono razzisti o no, e io ho scritto che siamo razzisti come tutti gli altri, ma non vogliamo accettare che lo siamo. Io non vedo questo come falso, lo vedo come uno sforzo per cambiare.

Gli svedesi sono molto sentimentali e io penso che abbia a che fare con questo senso di giustizia, un senso di volere quello che sia giusto e buono per tutti. (Pazienza verranno anche i lati negativi...). Uno svedese si emoziona facilmente, può piangere quando guarda un film sentimentale o quando il figlio vince una partita di calcio o quando parla con qualcuno che sta male. Ho avuto dei colleghi (anche maschi) che hanno sofferto tanto perché non hanno potuto sopportare di sentire tutti i problemi che hanno gli alunni senza mettersi a piangere.

È facile capire gli svedesi come stupidi, ingenui e indecisi. Capisco quest'interpretazione. Ma, secondo me è sbagliata. Uno svedese che lascia i cestini di fragole su un tavolo vicino alla strada con una scatola dove lasciare i soldi vicino, non lo fa perché è stupido o ingenuo, ma perché dimostra fiducia nella gente, perché ha deciso di dimostrare fiducia nella gente, perché non si permette di essere sospettoso. E normalmente va bene.

Ho una cugina che viaggia da sola in tutto il mondo (Cina, Tibet, gli Stati Uniti, la Russia, dovunque) e lei è convinta che se lei dimostri fiducia nella gente, quella fiducia viene trasmessa agli altri e anche se all'inizio hanno l'intenzione di fare qualcosa di brutto, cambiano idea. Mi potete chiamare scema, ma sono sicura che c'è un po' di verità nel suo modo di pensare. Almeno non le è mai successo niente durante i suoi viaggi.

Poi ci sono occasioni in cui non va bene, come per esempio con la nostra macchina. Saremo più sospettosi la prossima volta, senza dubbio, ma mi dispiace tantissimo, mi da fastidio dover esserlo...

Anche il fatto che uno svedese in una discussione può sembrare indecisivo e debole penso abbia a che fare con il senso della giustizia. Cerca di mettersi nei panni dell'altro e allora non può imporre le proprie idee sull'altro senza almeno dargli un po' retta. Uno svedese direbbe "Secondo me sia così, ma dall'altra parte si può anche vederlo così...". A volte però diventa una lotta tra il senso di giustizia e il senso di dover avere ragione, in caso abbia già controllato tutto. Si potrebbe dire che lo svedese in una discussione o ha problemi lottare per le proprie idee, o e molto testadura e non accetta disussioni. Ma non è un caso che svedesi sono visti come dei diplomatici buoni e spesso vengono scelti per negoziare in conflitti tra per esempio paesi.

Trovo questo modo di pensare molto simpatico, ma ci sono logicamente dei lati negativi. Il primo e quello più forte, direi anche devastante è sul livello politico. Per tanti tanti anni si ha solo parlato dei diritti dei cittadini, ma dimenticato che abbiamo anche doveri. Questo fatto che tutti abbiamo gli stessi diritti è stato interpretato come "tutti devono essere uguali, avere le stesse cose, la stessa instruzione ecc". Secondo me è totalmente sbagliato! Non siamo uguali, non vogliamo le stesse cose o lo stesso tipo di lavoro.

Certamente è simpatico che uno stato vuole dare più possibile a tutti i cittadini, ma fino a un certo punto, altrimenti la gente diventa svogliata. Se lo stato mi da i soldi per fare un viaggio con i bambini perché sono disoccupata e non melo posso permettere altrimenti, dove troverò l'entusiasmo per cercare un lavoro? Ho già tutto anche se non lavoro...

La stessa cosa con la scuola. Se è sempre la colpa della scuola se non va bene per me perché mi devo sforzare? Infatti nella scuola dell'obbligo i ragazzi non possono essere bocciati, o per essere piì precisa, se vengono bocciati è la scuola che deve fare si che riescono a passare le esami, anche se il 90 % dei ragazzi che vengono bocciato lo sono perché non sono andati alle lezioni.

Succede anche che in una classe quelli bravi devono aspettare fino a quando quelli più "scarsi" hanno imparato, prima di andare avanti. Tutti devono essere uguali e se ci sono quelli che sono più veloci devono aspettare, altrimenti impareranno più degli altri, e non può essere giusto...

Oggi è abbastanza raro questo modo di pensare, ma mi ricordo quando io andavo a scuola . Quando avevo finito un compito, per esempio in matematica, la maestra non mi faceva andare avanti, invece mi dava dei fumetti per leggere mentre aspettavo quelli più lenti. Ancora non leggo mai i fumetti, non mi viene proprio la voglia, odiavo così tanto quei momenti di attesa. Per dire la verità quei primi anni di scuola mi hanno fatto perdere tutta la voglia di studiare. Durante tutta la scuola dell'obbligo non facevo quasi niente, guardavo fuori la finestra, pensavo al fidanzato, perché non valeva la pena sforzarmi, visto che in pochi minuti la sera potevo riprendere quello che gli altri della classe avevano fatto durante le lezioni. Oggi non succede così spesso, ma succede ancora.

Io voglio logicamente che tutti abbiano le stesse opportunità, gli stessi diritti di per esempio studiare, ma non vuol dire che DOBBIAMO tutti studiare le stesse cose.

Il governo svedese degli ultimi vent'anni ha fatto molti sbagli di questo genere, secondo me. Ha per esempio deciso che tutti devono essere uguali (ma lo diventiamo solamente perché c'è una legge che dice così?) e perciò tutti devono studiare le stesse materie al liceo, con poche eccezioni. Si dice che tutti devono avere le competenze per studiare all'università.

Può sembrare un'idea simpatica, ma non lo è perché un allievo che sceglie di studiare il programma per diventare cuoco o parrucchiere non ha normalmente l'intenzione di studiare all'università. Il risultato è invece che tantissimi ragazzi smettono la scuola senza avere l'esame, specialmente quelli sui programmi pratici. Non perché non vogliono più diventare cuochi, ma perché i corsi teoretici sono troppo difficili.

Dicono che hanno fatto questa scelta perché vogliono che tutti abbiano le stesse possibilità e non vogliono creare una squadra A e una squadra B. Ma allora, vuol dire che un parrucchiere vale meno di uno che ha studiato all'università? Secondo me, invece di riconoscere che siamo tutti uguali, creano valori che dicono che un parrucchiere vale meno di uno che ha studiato all'università. Creano loro le squadre A e B.

Poi, pensando così non si può dire che tutti hanno gli stessi diritti perché chi non vuole studiare all'università non mi sembra abbia lo stesso diritto di studiare quello che gli interessa.

Non penso proprio che sia bene volere tutto uguale per tutti. I bambini non imparano mai che la propria vita può essere differente della vita degli amici. Ma la vera non è uguale per tutti! Ci sono quelli che hanno più cose materiali, ma meno amore, ci sono quelli che si ammalano o muoiono giovani, ci sono quelli che hanno fumato, bevuto mangiato malissimo ma che vivono cent'anni. Chi ha il talento per disegnare, chi è un genio di matematica. Ci sa cantare e chi sa giocare a tennis. La vita in se, non è uguale per tutti. Ma si può e si deve combattere per dare le stesse possibilità a tutti per crescere, per realizzare i propri sogni, per essere al coperto e mangiare ogni giorno.

Finalmente. È difficile vivere la vita pensando sempre ai diritti degli altri. Ci sono tanti che l'hanno fatto ma che con gli anni hanno cominciato a sentire che non ne valeva la pena, che sono stati fregati. Sono quelli che votano SD, o che parlano sempre con un sorisetto sarcastico sulla bocca.

7 kommentarer:

Anonym sa...

Ciao Karin,

Molto interessante il contenuto del post soprattutto se chi parla di Svedesi è una svedese.

Ho notato che hai usato più volte l' espressione "... ha da fare con ..." (ad esempio vedi la frase "ma spesso ha da fare con questo forte senso di giustizia).

Non suona bene perché devi usare un' altra forma e cioé "ha a che fare con" quindi " ma spesso ha a che fare con questo forte senso di giustizia"


Altro esempio :

frase scorretta :
"Gli svedesi sono molto sentimentali e io penso che abbia da fare con questo senso di giustizia, "

la frase giusta è :

Gli svedesi sono molto sentimentali e io penso che (ciò/questo) abbia a che fare con questo senso di giustizia,


Per il resto un ottimo italiano...

Ciao

Giorgio da Vicenza

bruscar sa...

Ciao Carin,
bellissima analisi-descrizione!
Alcuni passaggi per me fondamentali:

"So che molti non-svedesi pensano che gli svedesi siano falsi, che parlano solo, ma che non dicono quello che pensano veramente. In un modo può essere così, ma spesso ha da fare con questo forte senso di giustizia, dei diritti di tutti. Se uno svedese pensa in un modo che non è in linea con quello giusto, sa che è sbagliato e fa guerra con se stesso per "migliorare" e imparare a pensare in un altro modo. Cerca di non accettare questi sentimenti "sbagliati" e cerca di non esprimerli. Forse vuol dire essere falso, ma io non la vedo così."

"Fa guerra con se stesso": bellissimo!

"È facile capire gli svedesi come stupidi, ingenui e indecisivi. Capisco quest'interpretazione. Ma, secondo me è sbagliata. Uno svedese che lascia i cestini di fragole su un tavolo vicino alla strada con una scatola dove lasciare i soldi vicino, non lo fa perché è stupido o ingenuo, ma perché si fida della gente, perché ha deciso di fidarsi della gente, perché non si permette di essere sospettoso. E normalmente va bene."

"ha deciso di fidarsi della gente": bellissimo!

"mi dà fastidio dover esserlo (sospettosa)": per noi italiani invece essere sospettosi fa parte della nostra forma mentis, è un necessario meccanismo di difesa per sopravvivere

Errori colti al volo:
indecisi non indecisivi
se dimostra fiducia nella gente
qualche brutta cosa o qualcosa di brutto
perché non valeva la pena
forse volevi dire creare una squadra di "serie" A ed una di serie B

Anonym sa...

Quello che dici sulla scuola dell'obbligo vale non solo per la Svezia; il discorso sull'uguaglianza mi piace tantissimo così come lo intendi tu. Anche nei rapporti uomo/donna preferisco pensare a equivalenza, nel senso di ugual valore, piuttosto che uguaglianza che, come dici bene tu, non corrisponde a verità. ps

Carin sa...

Grazie Giorgio e Bruscar per l'aiuto e i commenti.
@PS: Hai detto bene tu - equivalenza non uguaglianza!

Johanna På Pickadollön sa...

Tanti Svedesi pensano che noi dobbiamo essere uguali. Ma nella vita noi Svedesi cerciamo sempre cose diverse, per questo e' facile per una nuova idea penetrare nella nostra sistema. Per essere uguali per tanti significa "siamo" uguali, e' un po spalgiato. Significa piu "abbiamo la stessa opportunita' nella vita" quando cresciamo. E dopo si scelge la strada. Ci sono gente che fanno meglio d'altri. E noi abbiamo una mentalita' cercare cose che l'altri nn hanno. Forse nelle scuole siamo messi nel stesso livello, ma quando scelgiamo la strada per Gymnasium, separiamo. Ricordo quando sono stata in scuola e hanno fatto un classe per noi piu bravi in matematica, nessuno ha detto niente. Ma oggi e' un scandalo. E qua spalgiamo. Spero ho spiegato bene in italiano.

Carla sa...

Carin, ti leggo sempre con molto piacere! Sono davvero interessanti questi post!!

Anonym sa...

CIao Carin ti faccio i miei complimenti per l'intervento :) e come ogni bell'intervento vorrei concluderlo con una grande citazione di marx: Da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni.