måndag 18 oktober 2010

Aristotele

Quando uno lavora con ragazzi, specialmente ragazzi come quelli della scuola dove lavoro io, con difficultà con la lingua svedese, con poche conoscenze dalla scuola dell'obbligo, con problemi sociali e un senso di non fare parte di questa società che gli circonda, uno pensa molto di che cosa è che aiuta i ragazzi ad imparare. Come deve essere l'insegnante perfetto?

Tutte le ricerche fatte dimostrano che l'unica cosa che si può individuare che fa differenza è un rapporto tra allievo e insegnante e "un clima" in classe buoni. Gli alunni non imparano se hanno un insegnante che non riesce a creare qualche tipo di rapporto positivo con loro nonostante sia un esperto della materia che insegna o nonostante sappia usare i metodi di insegnamento teoreticamente più efficaci.

Ma allora com'è che uno può usare gli stessi metodi in due classi differenti ma con risultati molto differenti? Com'è che uno può comportarsi uguale in due classi differenti e avere risultati molto differenti?

Secondo me si tratta di quello che qui in Svezia chiamiamo "tyst kunskap", cioè conoscenze che non si possono esprimere facilmente con parole, conoscenze che non si possono imparare da un libro, con le parole di Aristotele, conoscenza pratica.

Secondo Aristotele la conoscenza pratica consiste di coraggio, moderazione, giustizia, mitezza e di essere amichevole. Le propozioni non sono sempre le stesse.

Un esempio: In classe devo mostrare che sono io il capo. Se qualcuno mi provoca perché non accetta che sono io che dirigo devo mostrarlo. In alcuni casi sono "coraggiosa" e forse dico al ragazzo di uscire dalla classe. Logicamente è giusto farlo e lo faccio in un modo moderato, sempre con una certa mitezza e sempre senza essere cattiva. Un'altra volta con un'altro ragazzo scelgo di essere meno coraggiosa e più amichevole e lo tratto con più mitezza. Forse scelgo di parlare con il ragazzo dopo la lezione invece di chiedergli di uscire dalla classe, anche se sarebbe giusto fare l'ultimo. Anche se agisco in modi diversi il risultato è lo stesso e sento che ho fatto quello giusto. Perché? Certo perché sono due ragazzi differenti, con due storie differenti, con due esperienze della scuola differenti e due posizioni nella classe differenti. Ma che cos'è che mi porta a usare strategie diverse? Ovviamente non qualcosa letto in qualche libro di pedagogia e senza dubbio non le regole della scuola. No, è semplicemente quella conoscenza pratica.

Un'altra spiegazione di Aristotele è che questa conoscenza è un misto tra teoria e intuizione, o con altre parole tra teoria e sensazione/sentimento. Per avere conoscenze pratiche c'è bisogno di essere sensibile e attento, avere fantasia e talenti emotivi perché si tratta di distinguere quello che è unico in ogni situazione e da quello agire in situazioni imprevisti. Secondo Aristotele è importante avere regole per guidare la gente, ma chi ha conoscenza pratica non generalizza, invece vede ogni situazione come unico e agisce secondo quello, è sensibile per il momento giusto per la cosa giusta attraverso le persone giuste con lo scopo giusto in modo più adatto e giusto.

Ecco. Ma che c'entra con l'Italia? O la Svezia? Non so... ma ho la sensazione che gli svedesi molto più spesso usino la teoria e le regole senza avere il corraggio di usare anche l'intuizione, per esempio quando la persona che lavora all'ufficio di collocamento non fa nessuna eccezione anche se con un po' di sensibilità sarebbe ovvio che si deve farlo. Invece gli italiani usano un po' troppo le emozioni e si dimenticano di ogni teoria o regola e perciò nessuno paga il biglietto dell'autobus. Non so...

9 kommentarer:

TopGun sa...

guarda il biglietto dell'autobus è un esempio versatile se lo adattiamo alla realtà Napoletana.

l'utente pagante negli ultimi anni ha visto:

1) autobus nuovi solo sulle tratte più frequentate, mentre altri precorsi sono serviti da bus vecchi di 30 anni

2)l'utente pagante,ed il cittadino comune stanni assistendo al fallimento del consorzio unico campania (sospesa e da poco ripristinata la possibilità di comprare abbonamenti annuali) che dovesse dissolversi porterebbe ad un prezzo più che raddoppiato del biglietto.

a queste condizioni, quello che paga e rispetta le regole si sente veramente un cretino.

Aristotelicamente, come la mettiamo? :D

Carin sa...

Scusa Top, intendevo il fatto che il controllore o l'autista capisce esattamente perché la gente non vuole fare il biglietto invece di fare casino per fargli pagare. Non pensavo ai passeggieri! =)

TopGun sa...

si si avevo capito, sono andato fuori tema io. scusa tanto :P

Federico sa...

Questo post è davvero interessante, e quindi ti ringrazio per averlo scritto! Credo anch'io che siano le conoscenze innate, o silenziose per dirla alla svedese, le chiavi per un giusto approccio all'interno di una classe. Credo davvero che la personalità, la sensibilità e l'"umanità" (se si può chiamare così) dell'insegnante siano elementi importantissimi e determinanti (forse - a volte - più della conoscenza in sé). Soprattutto nei contesti più difficili.

Johanna På Pickadollön sa...

Du har en utmàrkelse att hàmta hos mig!

Underbar bakgrundsbild!

Anonym sa...

questo post mi piace tantissimo.. M tra Svezia e Italia..

Sabrina sa...

Sono davvero d'accordo con quello che dici su come deve essere il bravo insegnante. Anzi, per caso mi sai dire dove Arostotele dice quelle cose bellissime? Vorrei usare la citazione...

Purtroppo, almeno qui a Roma, la sensibilità verso gli altri è sempre di meno. Sempre più spesso la regola che vedo applicata è: "Io sono più forte di te, e ora te lo dimostro".
Allora preferirei la cortesia svedese, anche se "poco elastica": almeno non si torna a casa umiliati - se si è stati prudenti di fronte al prepotente di turno-, o, peggio, con un occhio nero - se si è scelto di farsi rispettare.
Io stessa mi sono trovata più di una volta in una di queste due situazioni, e non è stato mai bello...

Kata sa...

Io invece non credo che "chi ha conoscenza pratica non generalizza", come dici tu (e Aristotele), ma generalizza in modo intelligente. Generalizzare è indispensabile, se no tutto il mondo lo percepiremmo come una grande confusione. La cosa importante è avere la sensibilità per riuscire a fare delle distinzioni quando occorre.

Carin sa...

Kata: Non penso che si tratti di generalizzare"in un modo intelligente". Quello generale c'è sempre perché atrimenti c'è caos, come scrivi tu, e quello generale potrebbe essere per esempio quella regola di cui parla Aristotele. Ma quello generale non basta, si deve poter vedere la situazione come unica. Chi generalizza non sa/vuole trovare quello che è unico nella situazione. Un esempio è quando uno dice che tutti gli stranieri sono criminali. Chi dice così generalizza. Chi invece vede gli stranieri come un gruppo nella società (anche se molti stranieri hanno più caratteristiche comuni con alcuni svedesi che con altri svedesi) usa quello generale per poi andare avanti e vedere l'individuo com'è senza essere limitato dal fatto che quella persona viene da un'altro paese. Per me usare il generale come base e generalizzare sono due cose molto diverse.