Qui trovate i miei pensieri personali di questi due paesi che amo ed odio da sempre
måndag 31 maj 2010
Musica e malinconia
lördag 29 maj 2010
Incontri
Raggio di sole
onsdag 26 maj 2010
E torniamo alla valutazione formativa...
Devo ammettere che mi da un po' fastidio il fatto che tanti parlano della scuola come se fossero esperti e hanno tutte le soluzioni dei problemi della scuola, anche se non hanno altre esperienze che i propri anni a scuola, trent'anni fa, o qualche figlio che è stato sfortunato a trovarsi un insegnate scarso o una scuola che non funziona bene. Ma notate che dico " quando parlano come se fossero esperti" perché io ritengo importante che tutti dicono il proprio parere sulla scuola; allievi, genitori, nonni, insegnanti, politici, chiunque, perché è l'unico modo di migliorare, e anche un modo per sapere che cosa la gente non sa della scuola.
Diciamo così. In Svezia, non so come funziona in Italia, per diventare insegnante agli superiori si deve studiare cinque anni in media. Normalmente si studiano due materie, per esempio svedese e inglese o storia e geografia. La media è studiare ogni materia per due anni, ma può essere cambiato adesso, non sono sicura. Che altro si studia? Didattica (cioè teorie per l'apprendimento sia generali che specifiche per le materie studiate); pedagogia e la storia della pedagogia; psicologia dello sviluppo; il sistema scolastico (ovvio!) e la storia del sistema scolastico; risoluzione dei conflitti; valutazione; metodi per documentare risultati, incontri con i genitori, piani per lo sviluppo dell'allievo... Poi si fa minimo 15 settimane di tirocinio. Secondo me, dopo questo un'insegnante dovrebbe saperne almeno una di più della gente in genere.
Io sono d'accordo con quelli che dicono che la scuola non funziona bene (ed è così in quasi tutta l'Europa), ma ci sono così tanti fattori che influiscono sulla scuola, e la soluzione non è così semplice come essere più severi o mettere più voti o bocciare i ragazzi. Mi trovo sempre a difendere la scuola, ma in verità vorrei mettermi sulla piazza a gridare perché c'è veramente bisogno di cambiamenti. E direi sia qui in Svezia che in Italia. Ma non è facile.
Che c'entra la valutazione formativa? Ve lo spiego in un altro post... l'ora del pranzo è finita. Ho dei appuntamenti con allievi per parlare dei loro voti... ; )
tisdag 25 maj 2010
Il motivo dell'apprendimento
söndag 23 maj 2010
Festa ogni giorno?
Ancora estate!
Anche oggi è stata una giornata bellissima, e non ero tanto scontenta quando ho dovuto lasciare tutto il lavoro che mi aspetta qui a casa, ed invece participare al grande "gårdsstädningen" che organizza il condominio due volte all'anno.
Abitiamo in una casa a schiera. La casa è nostra, ma poi ci sono i garage, il cortile, il giardino, il piccolo campo giochi, un locale per le feste dove c'è anche una sauna, che sono la responsabilità di tutti del condominio. Questa è una zona pedonale, il che significa che non si può arrivare con la macchina fino alla casa propria. Questo vuol dire che ci sono tante vie pedonali nel quartere, e siamo noi i responsabili per tenerle in buoni condizioni.
Abbiamo lavorato tutti insieme dalle dieci alle sei di sera. Chi tagliava l'erba, chi piantava dei cespugli e fiori, chi puliva la sauna, chi seminava l'erba, chi costruiva uno steccato.
Vecchi, giovani, bambini...
Dopo quello ho lavorato fino alle nove nel nostro giardinetto. Brava, eh? =) Tra alcune settimane abbiamo la lettuga, gli spinaci, la rucola, le cipolle, l'aglio, le carote, la salvia, il prezzemolo... Tutto! E ho anche visto i nostri primi pomodorini...
No, non con la lente d'ingrandimento. Non li vedete?!? =)
torsdag 20 maj 2010
Una giornata bellissima
E una serata ancora più bella... Sono le nove e mezza di sera, ma sono in maniche corte sulla terrazza, con il computer sulle gambe. È ancora chiaro, anche se si vede la luna, o la mezzaluna. Infatti è molto più chiaro di quello che sembra dalla foto.
onsdag 19 maj 2010
Maggio...
Anche se il limone ha ancora bisogno di tempo...
söndag 16 maj 2010
Certe cose con la primavera in Svezia...
Il corpo umano e la pedagogia
Ma è stata una giornata bellissima! =)
fredag 14 maj 2010
Un pranzo in ufficio
Io al lavoro porto quasi sempre il pranzo da casa e mangio nel salottino del personale, perché non ho sempre la voglia di mangiare nel casino della mensa dei ragazzi. Ma gli ultimi mesi è successo una cosa che mi ha fatto perdere l'equilibrio. C'è un'insegnante, una donna che non è italiana, ma con un carattere molto, diciamo se non italiano, almeno napoletano, specialmente per quanto riguarda il cibo. Questa donna si è messa in testa che deve cucinare per noi due vice presidi, il che vuol dire che ogni tanto porta un piatto che ha cucinato e ci obbliga a mangiarlo. Per dire la verità, non sa cucinare, e lo dicono anche gli altri del suo paese che lavorano con noi.
Io che faccio? Qui vi devo far notare, almeno a voi che non l'avete ancora capito, che per uno svedese la soluzione più desiderabile di un problema, il massimo, è il consenso. Gli svedesi sono famosi per essere i diplomatici migliori. Noi vogliamo ragionare, spiegare, cercare l'accordo totale. Se c'è qualcuno che non capisce, che rifiuta di collaborare, non sappiamo cosa fare. Per noi, chi alza la voce, chi dimostra squilibrio, perde anche la faccia e la discussione. Nel mondo svedese il litigio non esiste. Almeno non come un modo di risolvere problemi. Se succede è una sconfitta che influisce sul rapporto tra le persone coinvolte per un bel po' di tempo.
Allora che faccio? La prima volta sono gentile. Le dico grazie e mangio. La seconda volta dico che ho portato il proprio pranzo e... mangio quello suo. La terza volta mangio quello mio... e anche quello suo (mal di pancia!) Dopo, diciamo, dieci volte con diversi tentativi di spiegare come ne pensiamo noi, io e la mia collega vice preside una sera facciamo un'incontro d'emergenza per fare i piani per cambiare la situazione. Ci mettiamo d'accordo di parlare con la signora ed insistere fino a quando capisce. È andato più o meno così:
Lei: Carin, ti ho portato un bel piatto di ...! Guarda!
Io: Oh, grazie, che bello, ma mi dispiace, ho portato il pranzo da casa.
Lei (molto offesa): Ma come!? Io ho cucinato tutta la sera ieri. Non senti che odore? Vedi, vedi!
Poi riempie il mio piatto con il cibo suo.
Io: Ma no, non posso mangiare sempre il cibo tuo! Mi dispiace!
Lei: Ma senti, io ho abbastanza, e poi tu sei così magra. Devi crescere! (Non è vero affatto!)
Io: No, ma oggi devo mangiare il pranzo che ho portato.
Lei: Ma che cos'è? Quello si mantiene una settimana. Mettilo nel frigo e mangia adesso!
Ricordatevi che io sono anche il capo di questa donna, eh...
Io... sto zitta è mangio... quello suo...
Come ho risolto la situazione? La scorsa volta che l'ho vista mi sono nascosta nell'ufficio mio e poi quando ho visto che è andata a fare una lezione zitta zitta ho preso il mio pranzo e ho mangiato in ufficio...
Meno male che non mi vedete adesso con le guancie rosse rosse di vergogna... =)
torsdag 13 maj 2010
In fondo all'immagine

Che cosa c'è in fondo a questa foto? Forse lo sa qualche romano? =)
onsdag 12 maj 2010
Casa
Amore, amicizia e amarezza?
Io sono una persona che sia nell'amore che nell'amicizia do molto. Amo molto. Non riesco a pensare "ma che cosa c'è per me?". Quando amo, amo. Mi butto. Non penso mai a che cosa avere indietro. Dalla mia parte c'è sempre la buona volontà. Non vuol dire che non sbaglio mai, ma quello che faccio, faccio sempre perché penso che sia la cosa migliore per tutti. E logicamente quello che a me sembra migliore, per qualcun'altro può essere veramente sbagliato! Non è la mia natura di fare intrighi, di cercare di fare del male, vendicarmi.... Non mi va. Certo che qualche volta sarebbe stato bellissimo vendicarsi o far pagare a qualche stronzo (scusate!) ma so che non vale la pena, non porta ne soddisfazione, ne niente di buono.
Per dire la verità potrei ferire tanta gente, con le parole, usando la mia posizione, la mia esperienza... per ferire, per vendicarmi , ma evito sempre. Io cerco dignità, non vendetta.
Ma per tornare all'amore, all'amicizia. So che ci sono quelli che guardano bene il proprio cuore, che lo mettono dietro cancelli chiusi a chiave per la paura di essere feriti. So che pensano che sono ingenua, scema, debole. Ma non è vero. Sono invece molto forte ed è per questo che mi posso permettere a tenere la porta aperta. So che anche se vengo ferita riesco sempre a tenermi in piedi. Ma non capire male. Io scelgo di fidarmi della gente, ma questo non vuol dire che sono scema o che non metto i miei limiti.
Sapete quante volte che sono stata sveglia tutta la notte per ascoltare a telefono qualche amica che voleva parlare perché il fidanzato le aveva mollato, sapete quante volte sono andata a casa di qualche amica alle tre di notte perché aveva bisogno di me, sapete quante volte ho fatto il lavoro degli altri per aiutare e quante volte ho dato la mia "ultima" corona ad un amico o un parente. Non lo faccio per avere qualcosa indietro, e non per essere apprezzata. Lo faccio perché mi viene spontaneo. E di nuovo, non capire male, non penso che io sia una santa o che fare questo è così raro o particolare. Ma senza dubbio è così che quando qualcuno ha bisogno di aiuto o un consiglio va sempre da me; amici, parenti, allievi, conoscenti.
Una cosa che ho notato è che quelle poche volte quando io stessa ho bisogno di aiuto, non c'è mai nessuno lì ad aiutarmi. Non so veramente perché, ma forse è come quando tu da bambina hai visto il proprio genitore piangere. Bruttissimo perché era lui o lei che doveva essere forte! Se anche lui o lei sta male chi può aiutare a te? O forse è solo che tutti si sono abituati che sono io la forte, e non sanno come reagire quando non lo sono?
O forse tutti si sentono cosÌ?
tisdag 11 maj 2010
Triste

Oggi "ho perso" una persona importante. Non mi potevo fidare più, ed avevo ragione. Non era da fidarsi. Ma mi dispiace. Molto.
söndag 9 maj 2010
A proposito della "monnezza"

Ho bisogno...
lördag 8 maj 2010
Donne, famiglia e lavoro
Ho quattro bambini. Raro? Secondo SCB la media in Svezia è 1,8 bambini per famiglia, diciamo due. Se vedo solo i miei amici più vicini hanno: 6, 4, 3, 3, 3, 3, 2 e 2 bambini, in media 3,2. Allora, quattro è un po' esagerato forse, ma la cosa più rara in Svezia non è che ho tanti bambini, ma il fatto che hanno tutti lo stesso padre. Sempre quando dico che sono così tanti c'è qualcuno che mi chiede "Ma con lo stesso uomo?". Ci sono tantissimi divorzi in Svezia, poi si sposano di nuovo e hanno bambini con il marito/la moglie nuovo/-a e la conseguenza è che ci sono tantissimi bambini che abitano con solo un genitore biologico, ma che hanno anche fratellastri e sorellastre e una matrigna o un patrigno. (Odio queste parole, sembrano così Cenerentola! In svedese non sono molto migliori, si dice papà di plastica o mamma finta o forse fratello bonus. Ci sono altre parole più belle in italiano?)
I nostri primi due figli sono stati a casa fino a quando la più grande aveva sei anni e ha cominciato la primina. Il fratellino che aveva tre anni si è scocciato stare a casa senza altri bambini attorno e abbiamo deciso di mandarlo all'asilo. E noi? Studiavamo e lavoravamo un poco qua un poco la, qualche anno ero a casa con i bambini io, qualche anno lui. Ma durante quei anni nessuno di noi aveva un lavoro fisso. Poi ci siamo trasferiti in un'altra città e abbiamo cominciato a studiare all'università tutt'è due. Ci sono voluti sei anni durante i quali siamo sopravissuti cinque persone (È nato il figlio numero tre dopo qualche anno lì) sugli assegni di studio e il contributo alloggio che si ha dallo Stato, più un prestito per gli studi. L'unico problema era l'estate ma un'estate lavoravo io, un'altra lui, in ristoranti, ospedali, negozi, quello che abbiamo trovato. Non mi ricordo mai di aver avuto problemi sopravvivere. Avevamo un appartamento cinque camere e servizi, una macchina, e d'estate c'era sempre possibilità di un mese in Italia.
Poi finiti gli studi, un altro trasloco verso dove c'erano i posti di lavoro e visto che ci siamo trasferiti dal nord (con più disoccupazione) al sud (dove c'erano i lavori) il trasloco veniva pagato dall'Arbetsförmedlingen, l'agenzia di collocamento.
Adesso siamo qui. Lavoriamo tutt'è due. Viviamo bene: casa a schiera, macchina, vacanze... ci possiamo permettere quello che vogliamo anche se non abbiamo una Ferrari e non compriamo Armani, ma stiamo bene. Sarebbe anche possibile vivere su uno stipendio, certo con un livello di vita un po' più basso. Noi abbiamo scelto di vivere così in questo periodo, ma ci sono tante possibilità segliere altre strade. Ci sono anche tante donne che dopo il divorzio vivono da sole con due o tre bambini e se la cavano.
Con l'ultima figlia sono stata a casa io i primi dieci mesi, poi il padre otto mesi, con l'ottanta percento dello stipendio pagato dallo Stato.
Si può stare a casa circa 18 mesi, poi, penso, 6 mesi con circa 10 euro al giorno. Sia la madre che il padre può stare a casa con i bambini, ma almeno un mese (o sono due adesso?) può prendere solo il padre. Fino a quando l'ultimo bambino ha 8 anni hai il diritto di prendere congedo del 25%. Anche se quasi tutti lavorano tutt'è due è molto comune che uno dei genitori prende questa possibilità di lavorare solo il 75 % mentre i bambini sono piccoli. Per esempio mio marito gli ultimi due anni ha lavorato solo l'80 % mentre io ho lavorato a tempo pieno.
L'ultima figlia ha cominciato l'asilo quando aveva un anno e mezzo. Numero tre a due anni e mezzo. È molto raro che un bambino comincia prima di un anno, il normale è a 1.5 anni.
Le possibilità delle donne sul mercato di lavoro? Hmmm...
Io non ho mai sentito che ho avuto più difficultà trovare lavoro solo perché sono donna. Ho cominciato la carriera (?) come insegnante quando avevo 34 anni. Nessun problema. Ho trovato subito lavoro. Nessun problema quando ho avuto bambini. Nessun problema per mio marito stare a casa con i bambini.
Ho sempre sentito che i datori di lavoro hanno preso in considerazione solo quello che c'è scritto nel mio curriculum vitae e quello che ho detto e mostrato durante le interviste che si fanno qui quando si fa domanda per un lavoro. Ho sempre sentito che sono stata apprezzata per quello che faccio e che ho avuto le stesse possibilità come qualsiasi uomo. Ma questa è la mia esperienza. Forse altre donne hanno altre esperienze, ma lo dubito. Chi ha problemi è lo straniero con un nome "strano". Spesso non viene neanche chiamato all'intervista, ma non è sempre così, ci sono anche ditte che cercano gente da culture diverse perché hanno capito che c'è bisogno e che gente che conosce più lingue e più culture sono risorse grandi per la ditta.
Quello che non è ancora uguale è lo stipendio. Una donna non ha sempre lo stesso stipendio come un uomo per lo stesso lavoro. Non sono sicura della ragione, ma sospetto che ha anche da fare con il fatto che le donne non sono ancora abbastanza brave a mettere il rilievo quello che fanno e come sono brave, ed a richiedere uno stipendio alto. In Svezia hai il diritto di vedere lo stipendio di tutti. Quando fai domanda per un lavoro è bene controllare prima quanto guadagnano gli altri per sapere più o meno quanto richiedere. Poi all'intervista per il lavoro il capo ti chiede quanto vorresti avere. Poi quando lavori, ogni anno hai un incontro con il proprio capo in cui racconti come lavori eccettera per motivare un aumento alto. Poi il capo spiega il suo parere sul tuo lavoro e ti dice quanto è disposto a darti.
Io, quando ho visto che ci sono altri, uomini o donne, che fanno lo stesso lavoro come me, ma che hanno uno stipendio più alto, ho sempre chiesto una spiegazione dal capo. Poi ho chiesto un aumento più alto e motivato perché, ed è sempre andato bene. L'ultima volta, devo ammettere, mi sono arrabbiata, ho sbattuto la porta in faccia al preside, il capo, ma dopo mi ha chiamato e mi ha dato ragione. Ho avuto l'aumento. =)
L'età può essere un fattore importante sul mercato di lavoro, ma io direi che chi ha problemi trovare lavoro, sia uomini che donne, sono quelli che hanno 55 anni o più, non persone più giovani. Una donna di quarant'anni è abbastanza ricercata perché (normalmente) non ha bambini piccoli a casa, ma invece un sacco di esperienza della vita, di organizzare, di risolvere conflitti, di essere efficente eccettera (chi ha bambini capisce cosa voglio dire...) . Poi spesso ha una grande voglia di lavorare e fare carriera dopo anni dedicati alla famiglia.
Conclusioni? Chi, uomo o donna, ha voglio di stare a casa con i bambini, chi ha voglia di studiare, chi ha voglia di lavorare ha tutte le possibilità, tutto l'aiuto pensabile dallo Stato, tutte le strade aperte. La Svezia è ancora un buon paese quando si tratta di questo!
SCB
fredag 7 maj 2010
Tesine / sciocchezze
Mi ricordo benissimo che lavoraccio. Volevo fare qualcosa sulle difficoltà della pronuncia per allievi svedesi che imparano italiano. Avevo già fatto il contrario, una tesina sulle difficultà di pronuncia di un italiano che impara lo svedese. Mi interessava, e mi interessa ancora molto, ma forse sapete com'è il mondo accademico? Era un lavoro troppo pratico e non abbastanza sientifico secondo il professore. Sapete che cosa mi ha consigliato? E che poi mi sono sentita costretta a fare? Una tesina, 100 pagine, sull'uso del congiuntivo dopo "appena" e "dopo che". Ma vi potete immagginare che stronzata! (Scusate!) Poi, dopo mesi di lavoro è scomparso il professore e non ho potuto terminare la tesina. Ma scomparso davvero! Nessuno sapeva dove era e non so se ancora lo sanno. Dopo due anni avevano trovato un altro professore e sono riuscita a finire il lavoro. Qualcuno che vuole una copia? ;)
torsdag 6 maj 2010
La ricetta di una lezione d'italiano ancora non preparata e che comincia alle otto e un quarto domani mattina
60 minuti
1 insegnante mal preparata
10 ragazzi stanchi
2 testi del tipo dialogo (andare a fare la spesa o prenotare una camera in albergo), corti ma preferibilmente su livelli differenti
2 cellulari con funzione video
1 smart board collegato col Internet
Carta
Penne (Non quelle che si mangiano, eh)
Dividere i ragazzi in due gruppi. Consegnare un testo ad ogni gruppo. Dare il compito ai gruppi di prepararsi per presentare il testo all'altro gruppo: parole difficili, significato del testo, pronuncia, come una presentazione televisiva. Filmare il tutto con i cellulari. Mostrare le presentazioni ai gruppi. Mescolare le presentazioni con compiti sui testi preparati dai gruppi. Decorare con un piccolo esercizio orale in gruppo.
Sembra fast food, ma vi giuro che è molto nutriente e saranno sazi per un bel po' di tempo... Ed io posso andare a dormire adesso... =)
onsdag 5 maj 2010
Mi sono buttata
tisdag 4 maj 2010
Promossa?
Oggi il mio capo mi ha chiesto se l'anno prossimo (quello scolastico) vorrei lavorare come vicepreside a tempo pieno. Sarei responsabile di 30 insegnanti e circa 350 allievi. Poi dei compiti bellissimi: sviluppare la pedagogia, metodi d'insegnamento, metodi di valutazione, aiutare gli insegnanti alle lezioni, e poi sviluppare i contatti con scuole e ditte all'estero.
Ma c'è un ma. Grande. In quel caso devo lasciare l'insegnamento, ed io amo insegnare. Perderei il contatto diretto con i ragazzi...
Mi è venuta in mente questa canzone vecchissima... =)
Ancora mösspåtagning
söndag 2 maj 2010
Pino Daniele Basta na jurnata e sole
Se qualcuno mi cerca sto nel giardino... =)
lördag 1 maj 2010
Mösspåtagning
Mösspåtagningen è una ceremonia che si fanno alle università ma anche nei licei e che si svolge proprio il giorno di Valborg. È il primo giorno in cui gli studenti possono mettersi il cappello (?) tradizionale bianco e nero. Per i ragazzi del liceo è un segno di aver quasi terminato i tre anni di studi.
E allora che cosa si fa questo giorno? Dipende un poco dalle tradizioni della scuola, ma è comune che i ragazzi vengono a scuola la mattina tutti della stessa classe vestiti con una maglietta uguale sulla quale è stampato il nome della classe, l'anno, e qualche slogan della classe. Spesso c'è anche un soprannome sulla schiena della maglietta di ogni ragazzo, o può essere scritto una citazione divertende da qualche insegnante. Qualcosa divertente almeno, o almeno divertente secondo i ragazzi... =) .
Poi si fanno dei giochi o qualche gara. Da noi le classi vengono consegnate un foglio con tantissime domande della città dove vivono, la scuola e gli insegnanti tipo "Di che colore è la casa di fronte al chiosco in Storgatan?" o "Quale èta media hanno gli insegnanti di storia?". Vuol dire che devono girare per la città, ma anche per la scuola. Possono usare l'Internet, ma per andare in giro non possono usare macchine, autobus, vespe eccettera, solo i piedi.
Questa gara fa parte di una serie di gare che quelli dell'ultimo anno fanno durante l'ultimo anno, per poi essere la classe che all'ultimo giorno di scuola, "studentdagen" può essere la prima classe di uscire sulla scalinata della scuola (ma questo sarà un'altro post).
Dopo la gara un pranzo insiema agli dirigenti delle classi dell'ultimo anno, più il preside e le vice presidi. A mezzogiorno tutti i ragazzi, insegnanti, presidi... si riuniscono nel giardino della scuola. In mano il cappello bianco. Il preside dice delle parole sulla primavera, la gioventù, come siamo fieri di loro eccettera. Insieme si canta l'inno nazionale e "studentsången" la canzone degli studenti. Alla fine della canzone tutti alzano il cappello in aria è poi se lo mettono. HURRA!
Dopo questo normalmente vanno in giro in macchina per la città, strilli, canti, clacson - un casino vero e proprio, ma a quel punto non sono più la nostra responsabilità ;)